La pesca a inchiku ha rivoluzionato radicalmente il concetto di artificiale, anni fa sulle riviste italiane e internazionali ( soprattutto francesi) si “spingeva” molto questa esca decantandone le doti di grande catturabilità , in effetti ,anche se oggi è praticato con successo soltanto in alcune parti d’Italia, è un artificiale che si presta davvero a stupire e dare un sacco di catture inaspettate in ogni periodo dell’anno.

La canna da inchiku : mediamente lunghe intorno a 1.90 mt caratterizzata da una conicità non esasperata tra sezione del butt (parte terminale del fusto verso il manico) ed il tip (cimino) e che pertanto ha una azione abbastanza parabolica-media di tutto il blank , se ne trovano parecchie in commercio e a tutti i prezzi, non è così importante come una canna da slow ma comunque una buona canna ci aiuta parecchio , specie per minimizzare la fatica se la pescata dura da mattino a sera;

rispetto alle tradizionali da VJ sono canne più leggere, decisamente più sottili, sensibili e dotate comunque di una buona dose di potenza distribuita su una curva più accentuata, sotto sforzo assume la tipica curvatura che parte dal primo terzo a seguire verso il manico a seconda del carico , come è naturale in questa tipologia di attrezzi ma rimane sempre abbastanza reattiva e pronta con una elasticità marcata che si traduce in un ottima sensibilità sul jig , pur con un nerbo che le permette di far lavorare adeguatamente le esche; non dimentichiamo che stiamo sempre parlando di artificiali che proprio nello “slow retrive” (recupero lento) hanno il loro punto di forza e quindi la canna deve poter assecondare al meglio questo concetto di base per muovere adeguatamente le esche e mantenere il contatto diretto in ogni istante dell’azione di pesca.

 Mulinello tamburo fisso o rotante , a piacere, anche questo non è vincolante e va scelto in base alle proprie comodità o solo per il fatto che già se ne possiede uno , preferibili taglie 4000/5000 , anche se si può arrivare anche ad attrezzi decisamente più potenti quando si vuole insidiare cernie di fondale o grossi dentici.

Trecciato PE 1.5 /2.0 e leader dallo 0.30/0.35 mm per acque basse e trasparenti  fino a 0.65 mm se si va a cercare qualcosa di importante, qui magari il trecciato salirà certamente di diametro.

Giunzione fra trecciato e fluorocarbon : il classico PR Knot va più che bene, ma ci si può sbizzarrire a piacere , io consiglio uno snap prima dell’artificiale che ci consente il cambio rapido del jig per poter variare colori e pesi a seconda degli spot che stiamo girando.

Il jig vero e proprio è quello che ci farà o meno cambiare la situazione, devo dire che mi sono impegnato molto a ricercare varie soluzioni cromatiche , testandole personalmente o facendole testare da amici e clienti, ed è grazie a tutti Voi che oggi il bagaglio dell’esperienza è cresciuto parecchio e sento di potermi sbilanciare a consigliare qualche colorazione che, più di altre, ha dato notevoli risultati un po’ in tutto il Mediterraneo.

I colori che hanno dato risultati a dir poco straordinari , soprattutto quando usati da neofiti che si avvicinavano incuriositi a questa tecnica senza avere una vera e propria esperienza in merito, certamente però essendo dei validi ed esperti pescatori, sono stati ad es : Oro/Rosso, Acqua Mediterranea, Giallo/Verde , Rosa , Tiger .

Un ruolo importante nell’inchiku lo l’ha la montatura , il polipetto , meglio se maggiorato nelle dimensioni, deve essere morbido e flessuoso ( evitare come la peste quegli octopus duri e con i tentacoli troncati della stessa sezione per tutta la lunghezza, il tentacolo deve essere molto morbido e diminuire di diametro verso il fondo per conferire un movimento naturale all’esca ), gli ami devono essere molto robusti ma al contempo leggeri ( per non appesantire l’ocotpus) , la treccia ben dimensionata e morbida e una bella e fosforescente perla che , oltre alla visibilità, arricchirà il tutto con il suo effetto “rattling” battendo sul paracolpi finale del piombo , non occorre puntualizzare che la lunghezza dell’assist dovrà proprio rispettare questa distanza !

Per quel che riguarda il peso, un amico molto esperto della tecnica mi ha consigliato sempre di utilizzare pesi maggiori di quello che avrei scelto normalmente, il motivo è semplice : l’inchiku deve scendere veloce verso il fondo , appena raggiunto il fondo, senza indugio, dobbiamo fare 2/3 giri rapidi di manovella e far rimbalzare il jig verso l’alto ; state sicuri che se un pesce lo avrà seguito nella discesa, ma non avrà avuto la decisione di attaccarlo, lo farà con ogni probabilità in quell’occasione; se al contrario lo lasciamo fermo e inerte sul fondo , il pesce perderà interesse all’esca e anche se poi inizieremo la danza se ne sarà andato altrove ….. questo l’ho documentato personalmente applicando una tele camerina a un paio di metri sopra l’artificiale .

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L’inchiku può essere manovrato in parecchi modi, ognuno di questi si è rivelato efficace , per cui sarà utile cercare di conoscerli tutti e variare i movimenti durante la pescata, ricordiamoci sempre che la monotonia è nemica delle catture.

  • come un jig tradizionale, si cala sul fondo e poi si recupera con il mulinello a velocità variabile e contemporaneamente pompando con la canna , l’oscillazione del polipetto sarà maggiore e l’azione che ne deriva sarà vivace e accattivante.

  • come un kabura : recupero lento cadenzando con la canna rivolta verso il basso a ore 5 e alzandola lentamente sino a ore 2 per poi ridiscendere, senza mai smettere di recuperare, alzandolo fino a circa 12/15 mt dal fondo per poi farlo ripiombare giù ripetendo l’azione

  • movimento a dente di sega : arrivati sul fondo, tre giri veloci di mulinello per far rimbalzare l’esca e poi abbassando velocemente a ore 5 recuperiamo con il mulinello per poi riscendere ecc , fino a far salire l’artificiale dal fondo tra i 5 e i 15 mt , poi di nuovo giù

  • scandagliamo il fondo : si tratta di mantenere il jig in prossimità del fondo, sia esso di fango a fianco a scogli etti oppure su una cigliata , lasciamo che il piombo batta facendo rumore ed attraendo la curiosità dei pesci e poi alzando e abbassando la canna, ora lenti ora a scatti brevi lo facciamo ricadere battendo sul fondo, la probabilità di incaglio non è moltissima perché, se noi sappiamo mantenere una leggera tensione in caduta controllando l’esca, il polipetto rimarrà penzolante tendente alla posizione alta  , protetto dal piombo che appena tocca verrà prontamente rialzato

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Cerchiamo sempre di scegliere noi dove far arrivare l’artificiale senza lasciarci portare dalla corrente o dallo scarroccio, caliamo vicino a relitti, su scogli con marcature, oppure se conosciamo bene il fondale e sappiamo che la zona è ricca di “sporco” sul fondale possiamo anche permetterci una lenta passata , utilizzando in questa occasione preferibilmente l’ultima tecnica descritta.

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Innescare oppure no ?  personalmente preferisco l’artificiale nudo per massimizzare il gioco flessuoso dell’octopus ma i risultati ottenuti da moltissimi aggiungendo un po’ di “ciccia” sono effettivamente soddisfacenti, soprattutto se insidiamo pesci apatici o stanziali di fondale, unica avvertenza utilizzando ad es la striscia di calamaro batterla per bene con un pestello al fine di assottigliarla al massimo e renderla ugualmente scodinzolante, dico no alla palla di innesco che ammazza il movimento dell’octopus, in quel caso tanto vale usare un piombo a bolentino.

Vediamo ora di scegliere l’artificiale : ritengo sia molto importante avere una piccola selezione di colori diversi  scegliendoli  , se non si hanno già informazione di livree ultraefficaci e testate in zona, fra i  colori consigliati prima, questo perché con quel ventaglio copriamo un po’ tutte le condizioni di acqua e visibilità ; il Tiger è glow ed è uno dei colori più richiesti ed efficaci in qualsiasi condizione, pur non avendo nessun effetto specchio essendo senza olografico cattura maledettamente tanto e non solo pesci aggressivi come dentici e cernie ma anche pagelli, san pietro, scorfani ecc ; il giallo/verde ha fatto stragi di dentici in varie parti della penisola e credo si debba avere necessariamente in cassetta; Oro/Rosso … nato per caso in alternativa ai classico dorati con bordino rosso vivo, avevo fatto un artificiale rosso fluo con olografico oro totale, dapprima poco richiesto è capitato di farlo avere ad un amico che lo ha provato in Corsica in un viaggio di piacere e lì ha davvero fatto la differenza : dentici di tutte le taglie compreso un dinosauro da record; Acqua Mediterranea : nato dapprima con olografico oro chiaro , forse per questioni estetiche, poi virato in olografico argento dopo numerose richieste da parte vostra e oramai consolidato come un vero killer;

 sanpietro ACQUA/MEDITERRANEA

Pirovano john Dori                    12932886_1601149336876421_2752898362922501687_n                                                             TIGER

dentice franco2  ORO/ROSSO                   dentice franco   ACQUA/MEDITERRANEA

Dentice super Arrighi   ORO/ROSSO

ETTORE 2   TIGER                dentice zambetti 2   VERDE/GIALLO

inchiku tailisman2 VERDE/GIALLO

POTREI CONTINUARE ALL’INFINITO 🙂

Detto questo, i colori della parte metallica dell’artificiale sono molto importanti , in secondo piano passa il polipetto che comunque deve avere le caratteristiche già evidenziate ( buona dimensione, meglio se maggiorata , effetto glow ma soprattutto flessuosità e morbidezza).

Una buona scelta può fare la differenza ……

dal 2017 sono disponibili dei nuovi inchiku di creazione Talisman Lures , frutto dell’esperienza della produzione dei vari tipi , modelli e pesi di artificiali : l’inchiku IKA che raccoglie insieme all’effetto  “bandiera” dell’inchiku il valore aggiunto della pescosità in discesa tipica degli slow pitch  , leggi qui l’articolo

 

 

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